No, non è morto di Covid

Ci dicono che torneremo ad abbracciarci. É probabilmente vero, solo che non varrà per tutti. Il mondo è sospeso per la pandemia, la nostra vita si è fermata, non certo la morte. Le persone continuano ad andarsene. Immediatamente gli altri chiedono “è stato il Covid?”, ma no, si muore di tutto, come sempre. Non possiamo però salutarci come sempre. In tempo di lockdown, c’erano restrizioni severe sui funerali, ancora oggi basta una distanza minima (non essere un parente stretto, abitare in un altro comune…) a creare nuovi ostacoli.

Nel passato, si pensava che una morte “benedetta” fosse quella di chi avesse avuto il tempo di salutare tutti. Oggi, la rappresentazione della morte è cambiata e si spera di andarsene senza accorgersene, così, senza sofferenza. Andiamo tutti di fretta sempre, fino alla fine, ma quando il mondo si ferma, forse vorremmo sospendere anche questo, per riprendere da dove ci eravamo interrotti, con tutti quanti.

Le persone invece se ne vanno senza un ultimo abbraccio, senza la possibilità di realizzare tutti i progetti che avevano promesso aspettando la fine pandemia. Non ci saranno vacanze o cene da recuperare. E per chi resta, sembra che il 2020 faccia un torto ancora.

Quello che stiamo vivendo è eccezionale e richiede sacrifici inattesi, lo facciamo per la salute di tutti, e allora abbiamo la sensazione di non meritare altri problemi, come se fosse una partita a carte e allora sappiamo che più di quattro assi non ce ne sono. Se il 2020 si è preso già la libertà e il benessere quotidiano, perché accanirsi ancora? Sembra non bastare mai. Che senso ha evitare di vederci se non avremo più modo di farlo?

Come dar voce al proprio rammarico? Come sentirsi vicini senza gesti condivisi, ritrovare un legame nella distanza e nella stanchezza?

Ci si interroga sull’inizio dell’umanità, c’è chi dice che abbia avuto origine in un segno scritto, chi nella prima cura di un malato e chi nel primo funerale. Non lo sappiamo, sappiamo però che spesso le persone in terapia vorrebbero parlare con chi non c’è più o è irraggiungibile e allora scrivono. È uno dei modi che Amelie trovò per ”rimettere a posto le cose” e permettere alla portinaia del suo palazzo di trovare un po’ di serenità, in un film di ormai 20 anni fa. Le lettere e le cartoline hanno tenuto compagnia agli uomini per secoli, avranno avuto il loro valore, no? Creano un’altra realtà, concretizzano un saluto, restano come contatto con l’altro, materiale e indelebile nel tempo. Ci permettono di tornare con la mente al giorno prima, prima della perdita o del Covid, come preferiamo, quando non sapevamo e a saperlo avremmo voluto chissà cosa, ma in quel momento, forse, non avremmo comunque potuto fare di più o avere di meglio.

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