Disabilità: uno sguardo oltre il limite

Penso che talvolta i veri limiti esistano in chi ci guarda

Candido Cannavò

Nel 2016 la parola disabilità si connota ancora come mancanza di qualcosa. Sicuramente questo è vero; la persona disabile ha una difficoltà in qualcosa e per questo necessita di aiuto e supporto, ma come in ogni persona ha delle risorse tutte sue che la contraddistinguono.

In questo articolo vogliamo compiere un breve viaggio sulle tappe fondamentali della vita di una persona diversamente abile e soffermarci un po’ su cosa prova la persona diversamente abile e le persone che con lui condivide la sua vita.

Sappiamo che saremo superficiali per ragioni di tempo; poi, diciamola tutta, un articolo non può essere troppo lungo, pena la mancata lettura fino alla fine.

La nascita di un bimbo disabile contrasta con aspettative e desideri; questo sia quando i genitori lo sanno prima, sia quando l’evento è inatteso.

La nascita di un bimbo, comporta una nuova ridefinizione di ruoli ed equilibri; questa nuova ridefinizione è ancora più complessa quando è presente la disabilità. Mamma e papà si scontrano con paure e tentativi di trovare interventi adeguati per la crescita e il benessere del piccolo.

Il bimbo con disabilità cresce, circondato da moltissime figure che contribuiscono ad aiutarlo a compensare le sue difficoltà. Genitori, educatori e terapisti mettono in gioco le loro risorse in favore di uno sviluppo armonico del bimbo.

Se sei un genitore e stai leggendo questo articolo, vogliamo dirti che conosciamo bene la sensazione che spesso ti accompagna: “Non faccio abbastanza per mio figlio”, e che ti spinge a cercare interventi su interventi.

Fermati, prova a pensare che anche troppi stimoli e troppi interventi non fanno bene! Quello da valutare è la qualità e non la quantità!!

Il bimbo disabile cresce e sviluppa una propria identità; la sua disabilità fa parte integrante della sua esistenza. Purtroppo ci tocca dire che gli aspetti emotivi dei bimbi ed adolescenti con disabilità vengono spesso trascurati. Si parla di logopedia, psicomotricità, assistenza educativa, ma di valutazione e sostegno psicologico se ne parla proprio poco!!

C’è proprio un errore in tutto il sistema!! un errore insito nell’approccio alla famiglia e al bambino che convive con la disabilità. Come mai solo alcuni centri di Neuropsichiatria di Torino e cintura raccomandano e consigliano una valutazione psicologica? Altra domanda scomoda per noi psicologi, come mai solo un numero ridotto di psicologi si occupa di disabilità e sostiene l’importanza di una valutazione psicologica? Il ritardo cognitivo non può e non deve essere considerato un ostacolo.

La disabilità chiama in causa il corpo, la mente e le emozioni; sconvolge equilibri, ha un forte impatto nella costruzione dell’identità… non vale la pena quindi pensare ad un percorso di valutazione psicologica e a delle consulenze per ciascun bimbo e per la sua famiglia??? Occorre valutare, in un’ottica di prevenzione, se quel bambino sta bene emotivamente o fa fatica a convivere con le sue difficoltà.

Anche perché poi i problemi emergono in adolescenza… spesso anche con l’emergere della sessualità; ricordiamoci che la sessualità di una persona con disabilità è la medesima di una persona non disabile. È il ritardo mentale che interferisce con la capacità di avere comportamenti sessuali appropriati.

Nel caso della disabilità fisica, il corpo è oggetto spesso di manipolazione da parte di persone esterne e spesso si trascura l’importanza che si tratta di un corpo come gli altri corpi; un corpo che va accarezzato e che prova piacere.

Passando all’età adulta, si fa sempre più strada il bisogno di indipendenza e autonomia per ogni adulto con disabilità. A seconda della tipologia di disabilità, sono presenti varie possibilità sul territorio, pensando al tema: “Il dopo di noi”, ovvero al periodo successivo alla mancanza dei genitori.

Dal punto di vista psicologico, ogni essere umano è portato a creare situazioni che consentono via via di separarsi dai genitori e crearsi una vita indipendente; tale desiderio accomuna tutti: donne e uomini con e senza disabilità. È fondamentale quindi pensare e progettare contesti appropriati di vita indipendente, senza necessariamente aspettare la morte dei genitori.

Per realizzare questo, sia i genitori che i ragazzi devono essere pronti a pensare alla possibilità di crescita e di sperimentazione al di fuori del contesto famigliare, non come passaggio obbligato ma come passaggio verso l’età adulta.

Il Gruppo LABirINTO da anni si occupa e sostiene l’importanza di un sostegno psicologico e di percorsi di valutazione per bambini, adolescenti, adulti con disabilità e per le loro famiglie. La disabilità può forse impedire la condivisione di emozioni, anche quelle che spaventano di più, con un terapeuta? La disabilità impedisce l’instaurarsi di difficoltà psicologiche? La risposta a queste due domande è senz’altro: No!

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