Attaccamento da piccoli e da grandi

Mary Ainsworth è una psicologa che nel secolo scorso ha viaggiato dal Canada fino all’Uganda per osservare le interazioni precoci tra madre e bambino. Si chiedeva, infatti, se fossero uguali anche in culture lontane.

È nota soprattutto per aver sviluppato il paradigma di ricerca sulla Strange Situation, in cui ha indagato lo stile di attaccamento.

L’attaccamento è un legame emotivo profondo e duraturo stabilitosi tra un bambino e chi si prende cura di lui il primo anno di vita. L’attaccamento e la separazione sono forze elementari che guidano i comportamenti e le decisioni. Così scriveva J. Bowlby nel 1969 a proposito della relazione primaria che il bambino vive con i suoi genitori. Questa esperienza sarà per lui tanto indelebile e formativa che inciderà anche sugli incontri futuri con le altre persone, soprattutto nei rapporti più intimi e profondi, di amicizia, o amore.

Ci sono, però, diverse forme di legame e per differenziare i vari tipi di attaccamento, Mary Ainsworth ha fatto un esperimento: in una stanza, c’é un bambino con la sua mamma, dei giochi e in alcuni momenti anche un estraneo. La mamma si allontana per un po’. Quale sarà la reazione del bambino?

Nel caso di un attaccamento sicuro, il bambino immagina che la mamma si allontani per dei buoni motivi, ne è dispiaciuto ma è anche certo del suo ritorno, per cui quando la rivedrà, le potrà raccontare contento cosa ha fatto. La gioia è l’emozione che domina la sicurezza di un bambino che vive un rapporto fatto di coerenza e chiarezza. Questo ci insegna che un genitore non deve essere sempre necessariamente presente per rassicurare e proteggere il suo bambino, ma può insegnargli che può fare tante cose anche da solo, senza viversi come abbandonato o incapace.

Nel caso di un attaccamento evitante, invece, il bambino è sì abituato alla coerenza del genitore, ma è una coerenza negativa. Il bambino, infatti, impara che ai suoi bisogni si risponde di no, in modo sistematico e automatico, l’adulto non è disponibile per lui, di conseguenza, durante l’esperimento, il piccolo tratterrà l’ansia per l’allontanamento del genitore e il sollievo per il suo ritorno. Da fuori, in sostanza, si vede solo un bambino indifferente al cambiamento. Il sentimento che lo domina è la scarsa valutazione di sé, pensa di valere poco, e l’emozione prevalente è la tristezza. Quante volte da adulti ci si aspetta di esser trattati male? Ecco, dove lo abbiamo imparato?

Nel  caso di un attaccamento ambivalente, infine, il bambino sarà angosciato all’allontanamento del genitore e inconsolabile al suo ritorno. È l’ansia il sentimento prevalente e questo perché conosce delle figure di riferimento imprevedibili, che addirittura giocano con la minaccia dell’abbandono per sentirsi importanti. Di conseguenza, il bambino non può sapere se questa è l’ultima volta che vede il genitore, se l’allontanamento è sensato o no, e va completamente in tilt, perché non ha strumenti per interpretare la situazione, i sì e i no si confondono, e con loro le emozioni buone e cattive. Qual è la nostra capacità di fidarci di chi ci sta accanto? E la nostra scrupolosità nei confronti delle regole? Abbiamo dubbi sulla nostra capacità di interpretare bene le situazioni? Tendiamo a perdonare chi ci ha deluso già tante volte, pensando che possa cambiare? 

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