La paura del buio. Un piccolo gufo in famiglia

Arriva il momento di fare la nanna ma iniziano le proteste, perfino i pianti. Tanti genitori la conoscono bene: la paura del buio è molto diffusa tra i bambini piccoli. Si manifesta infatti solitamente tra i 2 e i 6 anni ed è proprio normale, perché è a questa età che si comincia a avere maggiore consapevolezza di sé e dei legami affettivi, del proprio essere piccolo e del bene che si vuole a mamma e papà. Rimanere da soli al buio, fa sentire insicuri, timorosi dell’ignoto, abbandonati.
La paura, come altre emozioni (gioia, disgusto, rabbia, ecc.) è innata e istintiva, quindi ha una sua funzione adattiva: è infatti una protezione dai pericoli, invita alla prudenza. Il bambino accusa il buio di terrorizzarlo, ma vedendo più da vicino, la notte appare ben innocente! Innanzitutto, il disagio non insorge in altri luoghi bui, come il cinema, né quando cala la sera ma solo al momento di andare a dormire e scompare quando si può correre nel lettone dei genitori. Non è allora il buio in sé il problema ma quello che la notte nasconde: tutto ciò che non si riesce a controllare attraverso i cinque sensi, che nella fantasia dei più piccoli, con il loro pensiero magico e animistico, si trasforma in un mostro una volta spenta la luce. Il buio è allora il contenitore delle emozioni più difficili da raccontare, per esempio, i problemi famigliari che non si capiscono, la propria rabbia o la voglia di indipendenza.
La paura del buio è legata al bisogno di contatto e al timore della separazione e in fondo i genitori lo sanno bene, visto che aiutano il loro bambino non tanto ponendo fine all’oscurità quanto rassicurandolo sul fatto che gli resteranno accanto. Beninteso, il piccolo non simula, ha davvero paura del buio ma è come se si dicesse inconsapevolmente che è grande e sa restare solo… se non fosse per il buio che lo disturba!
È molto importante allora la reazione dei genitori, bisogna infatti mostrare il giusto equilibrio tra drammi e indifferenza. Da un lato, una spiegazione razionale o l’ironia possono essere formalmente corrette ma incomprensibili e inutili per un bambino molto piccolo. Essere rigidi poi, o sminuire la paura potrebbe in verità nascondere la difficoltà degli adulti nell’affrontare delle emozioni negative. Non bisogna ridicolizzare i sentimenti del bambino che sono reali e importanti per lui, si sentirebbe allora sciocco e in colpa, o umiliato e solo.
Dall’altro lato però, niente drammi, l’ansia sa essere contagiosa e rassicurazioni eccessive convincono solo che c’è davvero qualcosa da temere.
Non c’è nulla di male invece a ricorrere a qualche piccolo stratagemma:
  1. rassicurare il bambino sull’assenza di pericoli nella propria stanza, in quanto i mostri non possono entrare né gli oggetti trasformarsi nell’oscurità.
  2. Piuttosto che frasi del tipo “non c’è nessun mostro!”, “dai, sei grande”, sono preferibili frasi come “lo vedo che hai tanto paura”, perché della paura si può parlare. Durante il giorno, si possono condividere i propri ricordi d’infanzia, così da offrire un rispecchiamento, oppure si può parlare degli incubi o di quante cose belle ci siano nel buio (per esempio, le stelle), rovesciando completamente la prospettiva e dimostrando il piacere della paura che sta nell’avventura. L’educazione deve essere sempre positiva e non bisogna utilizzare le paure a scopo pedagogico perché giocano su un asse di potere (ciò che è forte), piuttosto che su un codice etico (ciò che è bene ed è giusto).
  3. Accompagnare il bambino durante l’addormentamento, con le coccole, una fiaba positiva da raccontare (il lieto fine dà fiducia sulla possibilità di superare un ostacolo) o con un rituale tranquillo e sempre uguale. Ancora, si possono spostare insieme gli oggetti della stanza che potrebbero creare problemi, regalare degli adesivi o un pupazzetto o una lucina che rimanga accesa.
  4. Evitare premi: non bisogna abituare il bambino a dormire nel lettone dei genitori, per cui anche se più scocciante, di fronte ad un risveglio nel cuore della notte, è preferibile fargli compagnia nella sua stanza fino a quando non si riaddormenta.
  5. Inventare dei giochi da fare insieme sul tema.
I genitori possono star tranquilli: non dall’oggi al domani, ma con il tempo, la paura del buio potrà andare via, lasciando spazio ad una maggiore fiducia in sé. Se però, il mostro da combattere è troppo grande, si possono chiedere rinforzi: l’aiuto di un esperto può evitare che intralci la crescita del bambino e… il riposo dei suoi genitori.

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